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Vorrei diventare dietista, ma ...

Aggiornamento: 9 gen 2023

Come gestire il desiderio di diventare un* dietista mentre si soffre di un disturbo alimentare o dopo esserne guariti? Come capire se si tratta di una forma di attaccamento alla malattia?


Quella di voler improntare il proprio futuro nel mondo dell’alimentazione dopo un trascorso con i disturbi della nutrizione (o addirittura un disturbo alimentare in atto) è una tendenza in continua crescita. Mi inserisco anche io nella mischia, perché quando tentai il test per entrare all’Università ero appena tornata dalla vacanza che mi ha fatto aprire gli occhi e ha segnato una svolta decisiva nella mia vita: dovevo e volevo lasciarmi tutto alle spalle per intraprendere la stesura di nuovi capitoli.


Il capitolo più importante di questo percorso ho iniziato a scriverlo il 15 marzo 2018, quando sono entrata in quella tanto ambita e sognata facoltà (fra l’altro in concomitanza con la 7° giornata nazionale del fiocchetto lilla e il ritorno del ciclo dopo 1 anno e 9 mesi di assenza): erano passati sei mesi rispetto al momento in cui feci il test. Potrà sembrare un lasso di tempo troppo ristretto per riuscire a fare chiarezza nella propria testa e voltare la famosa pagina, ma non è così: sono stati sei mesi in cui ho fatto le più svariate esperienze, in cui ho conosciuto tante nuove persone, in cui sono cresciuta e maturata, in cui sono rinata. Giorno dopo giorno ho acquisito un po’ di consapevolezza in più e, a forza di raccogliere briciole, sono riuscita ad assemblare quella che assomiglia a una fetta biscottata intera. La strada è stata lunga, tortuosa e, tutt’oggi, capitano momenti in cui mi sento estremamente fragile, friabile e tangibile.

Ma siamo uman* ed è giusto così.

A posteriori posso dirvi che nonostante abbia vissuto situazioni davvero stressanti e impegnative, ogni giorno ringrazio la mia buona stella per avermi concesso un po' più di tempo. Sono sicura che se avessi iniziato a frequentare la facoltà a ottobre, come tutte le altre persone, non sarei mai diventata quella che sono adesso e probabilmente avrei interrotto il percorso prima di riuscire a portarlo a termine: avrei distrutto tutte le fette biscottate assemblate in precedenza, finendo per ritrovarmi nel mezzo di in una marea di briciole confuse. Sentir parlare continuamente di macronutrienti e valori nutrizionali non mi avrebbe aiutato ad uscire dalla mia anoressia, dove l’unico aspetto importante era il controllo maniacale di ogni aspetto della mia vita: lo studio, gli allenamenti, le kcal ingerite, la quantità di pasta nel piatto, gli orari, il peso, eccetera eccetera eccetera.


Essendo il dietista “l’unico professionista sanitario competente per tutte le attività finalizzate alla corretta applicazione dell’alimentazione e della nutrizione” (ANDID, Codice Deontologico), la triennale si prefigge come obiettivo quello di formare professionist* in grado di conoscere tutti gli aspetti della nutrizione mirati alla promozione della salute (nel senso più ampio del termine), al benessere del soggetto e alla prevenzione da malattie strettamente connesse allo stile di vita.

Conoscendo i meccanismi della malattia, so bene che le informazioni contenute nelle Linee Guida, nelle tabelle LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia) e nelle tabelle di composizione degli alimenti potrebbero destabilizzare e creare tanta tanta confusione nella testa. Quello che ho imparato nel corso dei miei studi, e che raccomando fortemente ad ognun* di voi (che vogliate intraprendere questo percorso o meno) è di ricordare di prendere TUTTO quello che vi viene detto e insegnato con le molle, adattando le informazioni alle vostre abitudini, alle vostre esperienze e ai vostri stili di vita e, solo successivamente, a quello delle persone con cui avrete a che fare.

Gli studi e le raccomandazioni che dobbiamo conoscere e in seguito divulgare, sono basate sulla media della popolazione e, proprio come suggerisce il nome, si impegnano solo a fornire una linea guida generale e non delle regole ferree e inflessibili. Se fossi partita in una condizione di maggiore vulnerabilità, studiare in questo ambito non mi avrebbe aiutata a sentirmi meglio, anzi.


La prima cosa da considerare nel momento in cui balena per la testa l'idea di volersi iscrivere a dietistica (o a Scienze dell'alimentazione) è lo stato attuale del proprio comportamento nei confronti del cibo. Dovete porvi alcune domande e rispondere sinceramente, perché ne va della vostra salute mentale.

  • "Sono pront* a sentir parlare continuamente di cibo, di calorie, di macronutrienti, di valori nutrizionali?"

  • "Sono pront* a pesare gli alimenti uno ad uno per rendermi conto delle quantità e riuscire ad elaborare una dieta adeguata?" - la metodica delle Università è ancora improntata su un approccio assolutamente prescrittivo e molto, molto clinico (patologie in cui la dietoterapia è fondamentale, in cui è fondamentale calcolare al grammo e rispettare alcune indicazioni).

  • "Sono pront* ad aiutare gli altri, promuovendo l’idea che l’alimentazione ruota fortemente intorno al concetto di equilibrio, per cui qualsiasi tipo di eccesso (per difetto o per eccesso) non è adeguato?".


Chiedetevi questo.

Dovete essere sicur* di aver lasciato il vostro passato alle spalle o comunque di essere fortemente motivat* a voler uscire dal disturbo una volta per tutte, con un adeguato supporto. Sapete meglio di me che non è un processo immediato, che non basta uno schiocco di dita per tornare alla normalità. E saprete anche che, a cambiamento avvenuto, la vostra visione del cibo rimarrà sempre un po’ distorta e non sarà facile capire dove mettere un punto, una virgola oppure eliminare la punteggiatura.


Non voglio insinuare che io sono brava e ci sono riuscita, perché non così: i momenti no, le debolezze e gli sconforti ci sono ancora e ci saranno. L’importante, a mio parere, è essere riuscita ad aver acquistato una consapevolezza diversa, che mi permette di rinforzare la mia fetta biscottata briciola dopo briciola.


Vi anticipo che all'interno di questo percorso entrerete in contatto con tante realtà, a partire dal confronto con * compagn* di corso o quello con * prim* pazient* nel tirocinio. Dovete essere pront* a fronteggiare le situazioni che vi si presentano, tenendo di conto che per la maggior parte della vostra giornata non farete altro che pensare al cibo, alle calorie e alle strategie da adottare per far tornare le proteine in una stramaledetta dieta. Il mondo dell’alimentazione è tanto affascinante quanto pericoloso per chi non riesce ad afferrarlo come dovrebbe. Le classi sono composte da pochi elementi (al massimo una quindicina) e conoscendo i meccanismi della malattia, sarete continuamente bombardat* dai confronti e dalla paura di non adempiere correttamente alla vostra futura professione se vi comportate in maniera insolita rispetto a quello che ci si aspetterebbe da un* dietista.


Parlando della mia esperienza, talvolta sono tornati i sensi di colpa mentre mangiavo dei biscotti, perché a lezione ci dicono che i prodotti confezionati non si comprano; altre volte mi sono sentita una fallita perché non ho avuto tempo (ma soprattutto voglia) di allenarmi e praticare attività fisica ogni giorno e, spesso, mi sono sentita inadeguata mentre ascoltavo parlare le mie compagne. Ci sono stata male, ho pianto, ho pensato di voler mollare perché non mi sentivo “come loro”: di nuovo non abbastanza brava, abbastanza perfetta, abbastanza in forma. Andando avanti ho capito che la mia motivazione era più forte di qualsiasi confronto, ho capito che non siamo tutt* uguali e ciò che può far sentire bene qualcuno non è ciò che può far sentire meglio me.


Se non vi sentite pront* o abbastanza motivat*, il mio consiglio è quello di cambiare completamente strada, intraprendendo un percorso che non abbia niente a che fare con il cibo (che può comunque rimanere una vostra passione da sviluppare, ad esempio, ai fornelli). Esistono tanti ambiti di lavoro per un* dietista, ma dovete considerare che per la maggior parte lavorerete a contatto con delle persone, che si affidano a voi per ricevere un trattamento professionale, basato su evidenze scientifiche e sicure dal punto di vista della salute.


Mi hanno raccontato di ragazze che all’esame di stato non hanno inserito l’olio in dieta perché “fa ingrassare”, e naturalmente sono state bocciate.

Mi hanno riferito di ragazze che hanno intrapreso questo percorso e poi sono cadute, senza più rialzarsi. Naturalmente questo corso di laurea non è fatto solo da numeri, calcoli, calorie e piani alimentari. Una delle prime cose che ho imparato è che la “dieta” è uno stile di vita, e che ognuno ha bisogno della propria per stare bene. Ho imparato che si può mangiare pane e pasta tutti i giorni, giocando sulla quantità degli alimenti, sulla loro qualità e, soprattutto, sulla ricerca di un equilibrio da mantenere nel corso dell’intera settimana (e della vita). Mangiare non significa solo introdurre cibo, assorbirlo e bruciare nutrienti ed energia. Il mangiare e l’alimentazione nascondono al proprio interno una miriade di sfaccettature (positive e negative) tutte da scoprire ed indagare.


Chiedetevi se l’alimentazione per voi rappresenta una passione o, piuttosto, un’ossessione. Chiedetevi per quale motivo vorreste diventare dietist*.

Entriamo nel mondo dell’alimentazione con il piede giusto, e andiamo alla ricerca di tutti gli aspetti positivi che essa nasconde. Perché davvero, non sono i numeri, le taglie e le calorie che contano di più. Sono la passione che ci metterete, l’impegno, la dedizione, la voglia di apportare delle modifiche nella vita di qualcun altro per aumentare il proprio benessere psico-fisico. Però, prima di tutto, lavorate su voi stess*: solo dopo sarete pront* per questa facoltà e, più in generale, per affrontare la vita.

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